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Per un attimo soltanto

  COPfranchini    

Un brivido, e per un attimo pensò che l’avessero ripreso. Ricominciò a pedalare, furioso, con la testa di nuovo incassata fra le spalle. Si era sbagliato, il cuore batteva con più forza nel petto, nelle tempie, impetuoso e cattivo nelle orecchie e in gola.
Si guardò indietro e sorrise, che stupido era stato. Quel giorno andava come il vento, più del vento. La discesa era ripida, la più ripida che avesse mai affrontato, ma pedalava lo stesso. E sorrideva. Non l’avrebbero ripreso e non sarebbe nemmeno caduto.
Cadere. Tante, troppe volte gli era capitato di ritrovarsi sull’asfalto.
Prima la botta, secca e violenta da tagliare subito il respiro ma che avrebbe fatto veramente male solo il giorno dopo, e poi l’immediato sentirsi consumare dall’asfalto grigio. Il mento, le ginocchia, i gomiti, i fianchi… [continua]

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Il racconto integrale è stato pubblicato (per la prima volta) nell’antologia Il corto letterario, dopo aver ricevuto una segnalazione speciale di Andrea G. Pinketts (presidente della Giuria dell’omonimo concorso internazionale).

Motivazione: “Per la capacità di metafora di una corsa contro il tempo che ci si è dati”.

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Ulteriori pubblicazioni:

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Il commento dei lettori

  • Gloria Gerect, Roma
    Ottimo corto, vivissimo, disperato e vincente.
  • Elnor, Santarcangelo
    Che posso aggiungere a quanto è già stato detto? Evocativo, scritto bene, ben calibrato. Bravo.
  • Pat, Napoli
    Aldebaran ha detto “Ispirato” e non si poteva dir meglio. I brevissimi hanno a volte questa magia, questa perfezione, che poi si insegue, in quel che leggi e in quel che scrivi, fino a che non hai il piacere di ritrovarla. Epica in poche righe, molto bello.
  • Aldebaran
    Dura un attimo e in un attimo spiega tutto. O meglio, ti fa “sentire” tutto. Ben scritto e particolarmente ben riuscito. Lo definirei ispirato: mi è piaciuto davvero molto.
  • Patrizia, Vedano Ol.
    Paolo Franchini non è una novità per me, di lui ho letto il suo ultimo romanzo “Soprattutto la notte” con l’amico Fiorenzo in copertina. Il suo stile è stringato, ma affascina e trascina, anche in poche righe. Bravo Paolo.
  • Lilli, Angera
    L’ispirazione, l’impianto sono quelli di un cortissimo moderno, di quelli che se ne vedono tanti, ma in una cosa è diverso: è fatto bene, scritto, e anche il colpo di scena finale arriva in punta di piedi, senza voglia di stupire. Ché anzi ti lascia lì, con un groppo che sale in gola, perché in quell’istante ti viene in mente Pantani. La bandana gialla già ti era ronzata in testa ma è lì che prende significato e che il racconto si rivela doloroso, triste, l’atto finale di una vita spezzata, dove il sudore sa di amaro e di vergogna. Paolo ha scelto bene le parole, a una a una, ed è questo che si fa con un corto. Poi le ha condite con la sua passione e compassione d’autore, il che fa un’ulteriore differenza.
  • Alessandro, Firenze
    C’è nel finale quella distinzione fra sudore amaro e acido che rende con realismo graffiante il senso di tutta una situazione, oserei dire di tutta una vita. Non mi vergogno di aver urlato, riso, pianto alla vista di quella bandana gialla che volava via sui tornanti del Galibier o sull’interminabile calvario del Mortirolo… se dovessi dare un voto darei 10+
  • Peggy Sue, Milano
    Piacevole e ben scritto, mi ha lasciato una sensazione di affanno e di amaro in bocca. Il ciclismo in sé non mi tocca particolarmente, ma vi ho visto una metafora sulla vita, forse non di non immediata percezione, che mi ha tenuta incollata. Un buon cortissimissimo.
  • Murhiel, Cagliari
    Il breve “Per un attimo soltanto”  è un flash di emozioni intensamente coinvolgenti, ben delineate e velocizzate dall’immagine della pedalata furiosa  e intriga per la filosofia che si può cogliere. Le varie cadute rovinose (le delusioni, le disfatte o altro di negativo)  ma con la forza (o la stanchezza) di continuare sino alla definitiva (la morte!?) per non farsi più male o stare male. Un’analisi che comunque a ben pensare può diventare la soluzione negativa del nostro vivere ed esserci.
    Sì, un significato comodo alla funzione della morte come fonte  di liberazione, ma la cognizione del respiro, dei colori, dell’amore, dell’io dove andrebbero a finire?
    Le emozioni dissolte nel nulla… e la vita… il nulla. Ma si può aspirare a ciò? Da qui la convinzione che la vita è l’uomo sono la stessa cosa, con tutto ciò che circonda… la mente e la coscienza.
    Per cui anche combattere, rialzarsi, deprimersi, rallegrarsi, sperare, sognare, piangere, rimpiangere  è vita… che, è bello, tra l’altro, esprimere e celebrare o “maledire” anche scrivendo e comunicando… sino all’ultimo naturale e inevitabile respiro.
  • Bruno, Varese
    Del racconto ho ricevuto una buona impressione, perchè “intessuto” sulle sensazioni e su di un “climax” in crescendo.
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