Skip to content

Silenzio: un bel tacer non fu mai scritto

Silenzio: un bel tacer non fu mai scritto
Fra poesia, futurismo, guerra e attualità

La tesi della varesina Chiara Armanini (anno 2010/11) si conclude con una mia intervista. Silenziosa, ma non troppo.

(…) la frase “il valore del silenzio e il peso delle parole” mi ha fatto riflettere su alcuni aspetti della vita che a volte non prendiamo in considerazione (…) Siamo così immersi nel frastuono che abbiamo perso la nozione e il gusto del silenzio (…) Ma le parole, le belle parole, hanno un potere immenso sia per chi le dice che per chi le ascolta (…) Se alcune parole ci aprono orizzonti infiniti, ci rincuorano e ci aiutano a vivere forti emozioni, altre invece nascondono un significato molto pesante (…) ho voluto analizzare un’opera futurista di Giacomo Balla, “La Pazza”, una donna che, con un semplice gesto, invita a fare silenzio (…) E, da ultimo, ho chiesto un parere anche a Paolo Franchini, scrittore varesino (…)

Che cos’è, per te, il silenzio?
Ritengo che il silenzio – non solo per chi scrive o si dedica a un’arte – sia un bisogno, un’esigenza. È una pausa fatta di attimi di cui si avverte all’improvviso l’assoluta necessità e, secondo il mio punto di vista e la mia esperienza, questo accade anche nei momenti più inconsueti e inaspettati. E non è detto che, questi momenti, debbano essere quelli in cui pensiamo di essere in balia del rumore e della confusione.
Il silenzio è una pausa, insomma, e nella nostra epoca lo è più che mai, nonostante le situazioni di “isolamento volontario” siano molto più frequenti oggi di quanto accadeva anni fa. Solo per fare un semplice esempio, mi riferisco alle tante ore spese davanti allo schermo di un PC senza un motivo o una necessità, ma solo per ingannare il tempo e noi con lui; ore tranquille solo in apparenza che, a mio avviso, nulla hanno a che fare con il vero silenzio.
Il ritrovarsi da soli senza parlare con il prossimo, quindi, non è silenzio, ma solo assenza. Da noi stessi, anche.

Pensi valga di più il “tacere” o l’esternare a tutti i costi il proprio pensiero?
Da narratore, ma anche da lettore, preferisco che alcune sensazioni le raccontino a modo loro la carta e l’inchiostro, senza che siano effettivamente scritte sulla pagina. La magia di un libro, infatti, per me si nasconde anche nell’arrivare a leggere ciò che non è stampato e nel riuscire a conoscere, e a fare nostro, tutto quello che lo scrittore desidera farci intuire senza usare una sola frase. Una sfida che desidero mi coinvolga sempre, seppure sappia quanto sia difficile. Non è solo una questione di semplice stile, infatti, ma anche di gusto assoluto e di innata capacità, una partita che si gioca da secoli e che ha impegnato anche Cicerone, fra i tanti, convincendolo ad apprezzare i migliori oratori in base all’efficacia del loro tacere.

Come per ogni scrittore, penso che anche per te ogni parola che scrivi abbia un significato, un peso determinante; come fai a essere sicuro che quello che tu vuoi dire venga ben interpretato dai tuoi lettori?
Questa è una certezza che nessuno può avere, soprattutto quando si raccontano storie senza un lettore di riferimento davanti a sé. Ed è una cosa, questa, che a me accade sempre. Come ho scritto, d’altronde, mi piace giocare con il “non detto” e nel silenzio si può nascondere tutto, perché ognuno può riempire queste pause come preferisce. La cosa importante, per chi scrive, è che il lettore lo faccia nel modo migliore, però.
Così, ogni tanto, uso citare a me stesso il filosofo Elbert Hubbard che, tempo fa, fu davvero preciso e lapidario: «Chi non comprende il tuo silenzio, forse non capirà nemmeno le tue parole». Una frase sempre valida, in ogni caso, da tenere presente anche nella vita di tutti i giorni quando, magari, ci troviamo accanto una persona che riteniamo amica. Perché gli amici veri si riconoscono nel momento del bisogno, è ovvio, ma anche nel bisogno di un silenzio.

Pensi che l’immagine sia più diretta delle parole, oppure l’immagine permette di interpretare in maniera soggettiva quello che l’artista ci vuole dire?
Un quadro o uno scatto fotografico, così come una scultura, raccontano sempre molto più di quanto gli artisti abbiano deciso di rappresentare, di consegnare a quella che vorrebbero fosse l’eternità. A mio avviso, però, si tratta di segni, di luci e di ombre che vivono negli occhi di chi guarda e non nelle opere stesse. Perché – per come la penso – neppure un quadro, una scultura o una fotografia sono silenzio e neppure il silenzio stesso lo è: può sembrare una cosa assurda, lo so bene, ma se consideriamo la musica, che regola e disciplina le pause con precisi segni sul pentagramma, ci rendiamo conto di come il silenzio sia in grado di farsi sentire, nonostante non abbia alcun tono, timbro e intensità.

Sebbene ci siano tanti proverbi e modi di dire che valorizzano il silenzio, non sempre il tacere è sinonimo di saggezza. La storia ci insegna che, spesso, il silenzio ha permesso di coprire avvenimenti e fatti moralmente non corretti. Tu che ne pensi?
Per come sono fatto, purtroppo o per fortuna, ritengo sia importante esternare tutto quello che ci passa per la testa, ma non è detto che, per forza, lo si debba fare parlando. “Un silenzio vale più di mille parole”, infatti, è una frase che va ben oltre la più semplice saggezza popolare.
Tacere, per arrivare al dunque, non sempre significa non dire, sebbene il confine che separa il silenzio dall’autocensura (che talvolta è più dannosa della censura vera e propria) sia alquanto labile. Il silenzio è già un messaggio di per sé, insomma, e la scelta di tacere, a tutti gli effetti, deve essere considerata un atto linguistico vero e proprio.

Paolo Franchini
Varese, 05 giugno 2011.

Fonti bibliografiche e di Rete

– Bruscagli e Tellini, Letteratura e storia L’Età delle Avanguardie, Sansoni Scuola, Firenze, 2005
– A. Riccardi, Pio XII e lo sterminio degli ebrei, le ragioni del silenzio, in “Storia e dossier “ (XIII) fasc.129, 1998
– Tim C. Leedom e Maryjane Churchville, Il libro che nessun papa ti farebbe mai leggere, Newton Compton Editori, Roma, 2011
– Skira, Futurismo 1909-2009. Velocità + arte + azione,collana: Arte Moderna, 2009
http://www.repubblicaletteraria.it/CorradoGovoni.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Arbeit_macht_frei
http://cosedalibri.blogspot.com/2011/05/la-lettera-b.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ungaretti

Per contattare Chiara Armanini: sweety.kia@hotmail.it

Annunci
One Comment

Trackbacks

  1. LE ULTIME NEWS « Paolo Franchini

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: