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Luci e ombre di follia

Non è follia, ma bisogno. Non è violenza: è desiderio.

L’uomo si muove come un’ombra nella stanza fredda, rischiarato appena dalle tante gocce di fuoco che danzano sulle punte di cera. Lacrime d’inferno, piccoli mostri che si muovono a stento, cullati dallo spiffero tagliente che s’infila sotto l’uscio. Sono gesti sicuri i suoi, sono le mosse decise di chi sa cosa vuole, di chi è abituato a ottenere senza chiedere. Sempre.

Non è cattiveria, comunque: è certezza. Non è perfidia, è bramosia. Ordina al ragazzo di non alzare più lo sguardo nel suo e di rimanere fermo, immobile. Gli strilla di respirare con calma e di smetterla di tremare, di non muovere le braccia. Lo insulta, anche, ma non sono le parole a fare male: i pochi stracci che vestono il giovane non sono che garze e quel supplizio va avanti da tante, troppe ore.

Un altro fremito, un altro strillo, un altro graffio sulla guancia smagrita, scavata dal buio. Il ragazzo vorrebbe piangere, lasciarsi andare, ma se lo facesse sarebbe peggio. Sa bene che è così perché è già successo, purtroppo, e non più di due giorni prima; è per questo che si immagina fuori da lì, che tenta di pensare ad altro, che prova a trascinarsi lontano da quella figura, e dalla sua frenesia, almeno con l’anima. Ogni sforzo è vano, però, inutile come il tappeto logoro su cui è costretto.

L’uomo si avvicina di un passo e squadra di nuovo il giovane, l’efebo smorto
costretto a chiamarlo maestro, poi torna a muovere la mano. Con delicatezza, questa volta. Lascia correre la punta delle dita sul braccio teso che vorrebbe mordere e sulla spalla che sbuca proprio là dove le tenebre sono davvero cattive.

Mormora un’ultima parola fra sé e raggiunge lo sgabello nell’angolo: il giovane se ne può andare. L’uomo glielo fa capire solo con un gesto del capo, come ogni sera.

Può soffiare sulle candele e lasciarsi inghiottire dal buio, può scomparire fino al tramonto del giorno dopo, fino al momento in cui i riflessi delle piccole fiamme lo accarezzeranno di nuovo per riconsegnarlo alla tela ruvida. All’immortalità che il suo maestro, l’uomo detto il Caravaggio, ha scelto di riservargli.

***

Ascolta qui il racconto disponibile anche su iTunes.

Note:

Informazioni sull’opera

Autore: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio
Titolo: Davide con la testa di Golia
Data: 1609-1610
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: cm 125 x 101
Ubicazione: Galleria Borghese, Roma

Per saperne un po’ di più, clicca qui e visita la pagina di Wikipedia dedicata all’opera.

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