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La lunga notte dei giornalisti

*** POLEE (Chiara Poli), 31/01/2014 ***

Premessa: Paolo Franchini è un amico (generoso, anche: abbiamo lavorato insieme per “Morto e mangiato”, la raccolta di racconti zombie a scopo benefico.

Ogni mail che mi arriva da Franchini è un esempio della geniale ironia che lo contraddistingue: io credo sia un grande maestro della comicità (come dimostra il recente sviluppo della sua carriera), anche se mi “nasce” come scrittore di noir (genere nel quale la sua ironia non manca affatto. La campionessa olimpica di mountain bike in questo libro si chiama Laura Scheggia. Per dire).

Il romanzo è ambientato a Varese nel 2008, ma potrebbe serenamente essere il racconto di fatti avvenuti a Los Angeles negli anni ’40, cellulari a parte. Franchini sa il fatto suo: conosce a menadito tutti i cliché del genere e ne dà prova, usandoli deliberatamente con una scrittura ineccepibile, veloce, diretta e puntuale.

Io leggo molto…Soprattutto la notte. E questo romanzo l’ho letto in una sola notte.

*** L’INSOLITO, 05/04/2009 ***

Soprattutto la notte

Il regime instaurato è quello dell’hardboiled classico, con un protagonista al centro dello spettacolo, pronto a menar le mani quando c’è bisogno – non a caso porta il nome di un puglie – e capace di riflettere, in prima persona, le disillusioni tipiche del professionista sul baratro. (Continua…)

*** IL RE-CENSORE, 05/04/2009 ***

In una Varese insolita e crudele
Un detective privato tutto d’un pezzo

Un investigatore dai modi spicci deve piantonare una bella ciclista. Sfiga vuole che lei sia tutt’altro che d’accordo: ribelle, dura, recalcitrante, finisce per scomparire misteriosamente, lasciando nei guai sia il suo «angelo protettore» che gli sponsor, cui fa gola poter bissare agli imminenti mondiali la medaglia d’oro appena vinta alle Olimpiadi. Il duro, costretto anche dal non voler perdere la faccia, si fa avanti e prosegue nelle indagini. Sempre a modo suo.

La solita provincia per la solita storia di duri e pupe. O forse no? Giocando con i miti del private eye e facendo del maledettismo bandiera Paolo Franchini si offre al pubblico per la prima prova sotto vero nome, dopo due interessanti «cortometraggi» firmati Vernon Francis Beagle pubblicati sempre da Acar. Il regime instaurato è quello dell’hardboiled classico, con un protagonista al centro dello spettacolo, pronto a menar le mani quando c’è bisogno – non a caso porta il nome di un puglie – e capace di riflettere, in prima persona, le disillusioni tipiche del professionista sul baratro.

La trama, a dire il vero, non colpisce oltre misura, seppur ben congegnata e funzionale. Il meccanismo è oliato a dovere per scorrere sempre, privo di inceppamenti. Il finale chiude degnamente i quesiti, in una lotta che vede contrapporsi i macho contro i cattivi. Nessuno escluso. Non c’è spazio, nel noir, per le sfumature del bianco. Ciò che accalappia, piuttosto, è lo stile asciutto ed essenziale dello scrittore, che crede per primo nelle possibilità del suo personaggio principale e, sub partes, tifa per lui. Non c’è grande distanza, in questo, dalla tradizione blasonata a stelle e strisce, da Wade Miller a Mickey Spillane.

Manca, a voler guardare il capello, l’introspezione psicologica. Quella psicologia, a volte spicciola, che da Chandler in poi è diventata praticamente necessaria per «umanizzare» un genere troppo carico di testosterone, limando gli angoli sempre spigolosi delle mascelle dei bulldog caricati a molla. E invece è proprio qui che Franchini sferra il suo uppercut: sporcandosi i guantoni con i cliché, che trasporta in Italia, credibili come se fossimo a Chicago o Los Angeles. La prosa è snella, cinematografica, veloce. Capitoli di un paio di pagine l’uno, che si divorano come da tradizione paperback. Cosa rimane a conti fatti? Un buon noir di periferia, dove i sottoborghi sono più importanti della facciata. Carne al sangue per palati in cerca di sapori pungenti.

Matteo Di Giulio, http://re-censore.com/2009/04/05/soprattutto-la-notte/

*** VARESE NEWS, 25/09/08 ***

Hanno rapito la campionessa. Tutta colpa del “pallido”
Il nuovo noir di Paolo Franchini “Soprattutto la notte” (Edizioni Acar) è ambientato nella Varese dei mondiali di ciclismo.

«Nessuna città dovrebbe essere tanto grande che un uomo, una mattina, non possa uscirne camminando». Questa citazione è di Cyril Vernon Connolly – pacioso (almeno così appare nella foto) letterato britannico – ed è inserita all’inizio di “Soprattutto la notte” (Edizioni Acar) il nuovo libro di Paolo Franchini (foto), scrittore varesino conosciuto anche con lo pseudonimo di Vernon Francis Beagle o “il pallido”, particolare segnalato nella sua biografia.

“Soprattutto la notte” è un romanzo noir ambientato nella Varese dei mondiali di ciclismo. L’autore sostiene anche che sia il primo dedicato alla Città Giardino, ma la notizia non è verificata. Quella che ci racconta Franchini è una storia circolare: l’inizio tira la volata al finale, in mezzo c’è un bel gruppo di 180 pagine. Non è escluso che l’autore abbia scelto questa struttura in onore della prova mondiale che si corre su un circuito chiuso all’interno della città.

La storia ci sta, i personaggi sono quasi tutti credibili. Qualche dubbio sull’investigatore Freddie Carnera, troppo caricaturale, rispetto a quelli che si vedono in azione in una cittadina di provincia. Comunque la storia funziona.

Pauline Perotti, bella campionessa varesina delle due ruote, prima viene coinvolta in un incidente stradale (è accaduto veramente in questi giorni a un ciclista della nazionale italiana) e poi viene rapita all’Art Hotel (quello di Cesare Lorenzini, presidente di Confesercenti).

L’investigatore Freddie, ex legionario con esperienza sul fronte kosovaro, viene incaricato dal legale di un’azienda di cosmetici  di Tradate, la Gobelli Srl, socia della giapponese Shangushi e sponsor dell’atleta, di indagare sul caso.

Sullo sfondo si aggirano ex mariti, ex dirigenti della Gobelli, ex marsigliesi, ex compagni di legione straniera, un giornalista, un po’ macchietta e un po’ collaboratore, e un avvocato (mai fidarsi degli avvocati!).

Franchini non lo confesserebbe mai, nemmeno sotto le torture del marsigliese. Sicuramente i nomi e cognomi di fantasia, in origine, erano quelli veri, quelli che conosciamo tutti. Sono stati censurati? “Soprattutto la notte” potrebbe uscire con le sue gambe da questa piccola città mondiale.

(Michele Mancino)

http://www3.varesenews.it/libri/articolo.php?id=107774

*** VARESE.NET, 16/09/08 ***

Soprattutto la notte
Il primo noir interamente ambientato a Varese

La vicenda in sintesi: a pochi giorni dal via, una brutta caduta rischia di privare il Mondiale di ciclismo di una delle protagoniste. L’atleta varesina Pauline Perotti, medaglia d’oro alle recenti Olimpiadi di Pechino, viene infatti urtata da un’auto e si ferisce rovinando sull’asfalto. Neppure il tempo di rendersi conto che non si è trattato di un normale incidente che la ragazza rimane vittima di un rapimento.

Chi abitasse a Varese, e volesse già prenotare la propria copia, può rivolgersi sin da ora anche presso:
* Libreria del Corso – Corso Matteotti, Varese – tel. 0332.283.263
* Feltrinelli (ex libreria Pontiggia) – Corso Moro, Varese  – tel. 0332.282.182
* Il Cavedio – Via Cavallotti, Varese – tel.0332.288.418

*** LA PROVINCIA, 14/09/08 ***

Varese è noir. Soprattutto la notte.
A giorni in libreria il romanzo del giallista Paolo Franchini.
In anteprima un capitolo.

Capitolo 4. Le miss.

La musica alta e l’eccessiva confusione non l’avevano mai messo a suo agio, ma Carnera, quella volta, fece uno sforzo. Si disse che un paio di drink, e qualche paio di gambe lunghe, non gli avrebbero fatto di certo male. Così, sul finire del pomeriggio, si cambiò, uscì di casa e raggiunse l’ippodromo.
L’imponente struttura abbracciata da via Albani, ribattezzata “Cycling Stadium” in occasione dell’evento mondiale e appena inaugurata, era vestita a festa. Bandiere al vento, palloncini, fasci di luce, fiori colorati.
Appena sceso dall’auto, Freddie si perse con lo sguardo nel cielo: il tramonto che stava per dipingere Varese era uno di quelli che amava di più.
La luce e le ombre, ma soprattutto le tinte speciali di quel sole prossimo a scomparire, avrebbero fatto diventare ogni cosa piccola e insignificante. Lui compreso.
E a Carnera, questo, piaceva. Mostrò il suo invito e il suo sorriso migliore a una delle bionde hostess all’ingresso e guadagnò in fretta il salone. Era convinto di essere l’unico senza giacca e cravatta, aveva pensato addirittura che qualcuno, all’entrata, avrebbe storto il naso, ma nella sala, invece, scoprì diverse persone abbigliate in modo informale. Dopotutto, provò a dirsi con una certa convinzione come aveva già fatto davanti alle ante a specchio del suo guardaroba, si trattava sempre di una serata di sport.
Un quartetto jazz ci dava dentro nel disinteresse generale e la cosa non lo stupì affatto: i quattro erano vestiti a modo e si muovevano con eleganza, solo quello.
Spese qualche attimo a guardarsi in giro.
Adocchiò il dottor Amerigo Gobelli, il patron della Shangushi, e il sindaco, entrambi incravattati come si conveniva, e non tardò a riconoscere il direttore de La Provincia e l’occhialuto commentatore Rai a cui erano affidate le cronache del ciclismo.
In un angolo, intente a chiacchierare fra loro, due ragazze con i capelli scuri e le idee chiare che si voltarono a guardarlo. Gli sorrisero in modo cordiale ma, anziché raggiungerle, Carnera si limitò ad abbozzare una di quelle espressioni ottime in quasi tutte le circostanze e le lasciò ai loro discorsi.
Ricominciò a osservare i tanti indaffarati a sembrare entusiasti e a stringere mani, conversare, sorseggiare spumante, ma gli bastò qualche secondo per capire che ne aveva già avuto abbastanza. Lasciò che gli venisse servito un calice di Berlucchi e si appoggiò con un gomito al bancone del bar che riempiva un lato della sala.
Qualche sana bollicina, se ancora ve ne fosse stato bisogno, bastò a convincerlo che aveva fatto bene a non rifiutare l’invito. Chiacchiere leggere ma cordiali, scambiate spesso con persone mai incontrate prima, gli fecero compagnia sino alla premiazione.
La poltrona che gli era stata riservata in terza fila, scomoda nonostante i braccioli imbottiti, gli permise di osservare per bene le miss approdate alla finale, quattro bionde e quattro more. Si domandò se le ragazze fossero sul palco solo per offrire una simmetria cromatica pressoché perfetta, ma rinunciò a darsi una risposta. Le labbra di tutte, ovviamente, scintillavano di un rosso Shangushi più bollente dell’inferno. Ad ogni modo, erano otto belle ragazze, il resto non gli interessava, come non importava alla stragrande maggioranza dei presenti. Il regolamento gli parve studiato con attenzione ed equilibrio: una sola vincitrice ma, al tempo stesso, nessuna perdente. Come più volte ricordato dallo speaker, infatti, due ragazze avrebbero indossato i panni della riserva, ma nessuna delle finaliste pareva sconvolta dall’evenienza perché tutte, comunque, avrebbero avuto la propria meritata dose di sana mondovisione, il riconoscimento più giusto, per molti, ai denti sbiancati o ai seni rifatti.
L’attesa cerimonia corse via in fretta, nonostante gli insulsi commenti di una non meglio identificata giuria e gli stacchi musicali dell’imbarazzante quartetto jazz. Di tanto in tanto, immancabili, le battute di un eccitato presentatore in smoking, un tizio secco con i capelli più neri e lucidi del farfallino di raso che gli strozzava la voce.
Per un pugno di voti, alla fine, la corona e la fascia di “miss mondiale” vennero aggiudicate alla numero cinque, Chantal Cazzaniga, una morettona di Gallarate che risultò essere la più giovane, e formosa, delle ragazze in gara.
Dopo un ultimo calice di spumante ingollato in fretta e un saluto a tutti e a nessuno, Carnera infilò l’uscita senza più voltarsi mentre sul palco, intorno a uno Steinway a coda, ci si iniziava a muovere sulle note sambeggianti dell’inno mondiale.
Troppo alcol a stomaco vuoto, l’investigatore sentì l’impellente bisogno di mettere qualcosa sotto i denti. Affrettò il passo, ma una mano sulla spalla, inaspettata e fastidiosa, lo costrinse a bloccarsi in mezzo al parcheggio. Fred si voltò di scatto e l’uomo che l’aveva toccato trasalì.
«È… è lei il signor Carnera?»
L’investigatore, minaccioso, avvicinò il proprio viso a quello dello sconosciuto. Il fiato del tizio in cravatta e giacca blu sapeva di vino e di tartine al tonno.
«Chi lo desidera?»
Senza che l’altro se ne rendesse conto, Carnera aveva già stretto le dita attorno al serramanico che portava sempre con sé. Come la .38 special.
«Mi chiamo Renzi, Olindo Renzi.»
Freddie si guardò attorno, nervoso: il timore di un’imboscata gli dava sempre il tormento.
Colpa dei troppi mesi passati nel Golfo. E nel Kossovo. E a Mogadiscio.
Si domandò cosa volesse da lui l’avvocato di Gobelli.
Ripensò all’assegno in bianco, al tizio che aveva incastrato, alle maniere un po’ forti a cui aveva fatto ricorso, qualche notte prima, nell’angusto vicolo che porta alla basilica di San Vittore. Un budello pittoresco ma dimenticato, una stradetta con troppi tag spruzzati in fretta e pochi lampioni.
Non che gliene importasse granché, ma una denuncia era l’ultima cosa di cui avesse bisogno. A dire il vero, anche di una nuova sospensione della sua licenza di investigatore non sentiva affatto la necessità.
«Assisto il dottor Gobelli nelle proprie attività…»
«So bene chi è e cosa fa.»
L’uomo provò a tirare il fiato, ma Carnera lo incalzò di proposito con poca cortesia mentre il suo pollice insisteva a carezzare il tasto che liberava la lama d’acciaio.
«Venga al dunque, la prego.»
«Da qualche mese collaboro con il comitato organizzatore del mondiale e… è stato il dottor Gobelli a chiedermi di parlarle.»
Il tizio parve sincero, ma Fred attese ancora qualche istante prima di sfilare la mano dalla tasca.
«È urgente?»
L’uomo annuì, ma l’investigatore non fece altro che voltarsi e raggiungere la macchina. Salì, mise in moto e abbassò il finestrino.
«Ci vediamo più tardi al Cavedio.»
«Scusi?»
«Ha presente il tribunale? Bene, cerchi parcheggio e chieda. Non è lontano. Alle dieci. Prima devo mangiare qualcosa: a stomaco pieno ragiono meglio.»

Carnera indaga in una città cupa e cattiva.
Una ciclista rapita nei giorni del Mondiale e un allenatore senza scrupoli.

Il libro
A pochi giorni dal via, una brutta caduta rischia di privare il Mondiale di ciclismo di una delle protagoniste: l’atleta varesina Pauline Perotti, medaglia d’oro alle recenti Olimpiadi di Pechino, viene infatti urtata da un’auto e si ferisce rovinando sull’asfalto. Neppure il tempo di rendersi conto che non si è trattato di un normale incidente che la ragazza rimane vittima di un rapimento. La richiesta di riscatto è chiara e inquietante, e della faccenda non può occuparsi che Freddie Carnera, l’investigatore già incaricato di rintracciare il pirata della strada, un uomo dal passato con molte ombre ma, soprattutto, una persona dai modi spicci e con più cicatrici che scrupoli. Protagonisti, gregari e figure spesso equivoche in questo gioco senza regole che sembra essere dominato solo dal denaro e dall’ambizione.
In “Soprattutto la notte”, titolo del nuovo romanzo di Franchini edito da Acar, spicca una Varese insolita, nera e cattiva, un palcoscenico con più ombre che luci su cui si muovono personaggi che impariamo ad amare (oppure odiare) già dopo poche pagine: come Amerigo Gobelli, il patron della Shangushi, e l’avvocato Olindo Renzi, il suo fedele assistente. O come Donato Laj, l’allenatore personale della campionessa, e Tommaso Fabiograsso, il free-lance del nostro giornale sempre a caccia di uno scoop. Una vicenda intricata da risolvere quanto prima, una storia dove nulla è ciò che sembra, una Città Giardino cui la notte non concede neppure un attimo di tregua.

L’autore
Paolo Franchini, “il Pallidone”, è nato nel 1970 a Varese, città in cui vive e lavora. Per A.Car Edizioni ha pubblicato i noir Lo strano caso della donna husky (2007) e Nessuna pietà per gli innocenti (2008), entrambi firmati con lo pseudonimo di Vernon Francis Beagle. Il suo racconto Per un attimo soltanto, dedicato al ciclista Marco Pantani, compare nell’antologia Il Corto Letterario 2007. Collaboratore per diversi quotidiani e paroliere per alcuni musicisti, scrive anche sulle riviste MilanoNera e WhiteSide. Il suo sito internet è www.paolofranchini.tk.

Le fotografie inserite nella pagina de “La Provincia” sono di Mario Chiodetti, l’illustrazione è di Chiara Dattola (www.chiaradattola.com).

*** GRANEPADANE, 12/09/08 ***

Una cosa più unica che rara, un romanzo tutto varesino. Lo scrittore, Paolo Franchini, è un varesino che la critica definisce dal “talento innato”. Stile asciutto, ritmo sostenuto, trama definita “dai meccanismi perfetti”. Ci regala una Varese variopinta tutta da (ri)scoprire.

Copertina: foto di un noto quanto schivo e modesto motore della cultura varesina, scattata dal fotografo varesino Giacomo Vanetti.

Le poesie che aprono ciascuna sezione del libro sono di varesini doc o di adozione. E nemmeno un leghista in vista: finalmente sappiamo che a Varese si può fare cultura, si può fare cultura varesina. Finalmente.

In libreria dal 15 settembre.

http://granepadane.blogspot.com/2008/09/soprattutto-la-notte.html

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