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Lombardia Oggi, 26/01/2014

26/01/2014

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Uova e senso dell’umorismo

Debuttano in primavera due ‘creature’ cui ha lavorato il prolifico scrittore varesino: il thriller “Scherzi” e il musical “Testa tra le nuvole”

Paolo Franchini (www.paolofranchini.tk) è nato nel 1970 a Varese, città in cui vive e scrive. Collabora con quotidiani, riviste, radio e con alcuni musicisti, come paroliere.

Oltre a diversi racconti, ha firmato alcuni romanzi (tra i quali il fortunato noir “Soprattutto la notte”, il primo del genere ambientato a Varese), ha curato antologie e ricettari “a tinte gialle” nonché il soggetto e la sceneggiatura di cortometraggi e film.

Al momento, sta collaborando alla post-produzione del lungometraggio thriller “Scherzi” (del quale ha curato la sceneggiatura e parte del soggetto), un film diretto da Alessandro Damiani interamente girato a Varese e provincia e che sarà nelle sale nella primavera del 2014.

In contemporanea, oltre a portare avanti la stesura di un nuovo romanzo, sta lavorando al copione e ai testi delle canzoni del musical “Testa tra le nuvole” di Daniela Crisafulli, la cui regia è affidata a Lara Bartoli e il cui debutto nei teatri è previsto per il prossimo mese di aprile.

Il personaggio / Quindici domande a… Paolo Franchini

Un aggettivo che descriva il suo carattere.

Ironico, tendenzialmente. Provare a gestire la propria esistenza senza mai prendersi troppo sul serio, per come la vedo, è indispensabile se si vuole vivere bene sia con se stessi sia con le persone che ci stanno intorno.

Che cosa cambierebbe del suo aspetto?

Del mio aspetto? Nulla. Non sono una gran bellezza, lo ammetto, ma va bene così. Cambierei volentieri la mia voce, però. Avrei voluto avere l’ugola, le capacità e il talento di Freddie Mercury, tanto per fare il primo nome che mi passa per la testa.

A cosa non rinuncerebbe mai?

Alla salute, agli affetti e al senso dell’umorismo. In prima battuta, possono sembrare banalità, ma non lo sono per niente. Si tratta di tre pilastri su cui ci si deve poggiare sempre, ogni giorno. Si tengono in piedi a vicenda per aiutarci a barcollare poco.

Tra i suoi buoni propositi qual è il più ricorrente?

Sii rispettoso. Di tutto e di tutti. Del prossimo, di te stesso, delle regole, della vita, di quello che leggi o che vedi o che ascolti…

I soldi sono…

Quello che non può comprare ciò a cui non rinuncerei mai.

Di cosa ha paura?

Temo l’infermità, senza dubbio. Quella davvero cattiva. E poi, sono sincero, un bel po’ di altre cose mi mettono parecchio a disagio, purtroppo: gli aeroplani, l’acqua profonda, i luoghi affollati, i viaggi, il silenzio o la solitudine che non mi scelgo…

Che cosa detesta?

Chi, direi: quelli che se lo meritano. Fanno gli inconsapevoli, il più delle volte, ma il motivo lo sanno eccome.

Il suo rapporto con la religione.

Di massimo rispetto, di qualunque religione si tratti. Nei confronti di chi crede, di chi non crede, di chi ha dubbi, di chi osserva, di chi resta a guardare…

Con chi le piacerebbe uscire a cena?

Con il signor Merisi che, di nome, faceva Michelangelo. Colui che, per tutti, non è che il Caravaggio. Di sicuro, ne ha parecchie da raccontare. Con i camerieri e il gestore parlerei solo io, comunque, per evitare discussioni e zuffe pericolose.

Dove vorrebbe vivere?

Sono banale e qualcuno storcerà di certo il naso, ma mi trovo bene dove sto. Qui a Varese, per capirci.

Che cosa non manca mai nel suo frigorifero?

Le uova. Servono quando si ha bisogno di una bella crostata che tiri su il morale, oppure quando non si ha il tempo – o manca la voglia – di spignattare come si deve.

Se fosse sindaco come migliorerebbe la sua città?

Anche qui, di certo, qualcuno avrà da ridire. Ad ogni modo, proverei a investire davvero nell’organizzazione di mostre importanti. Pittori che hanno un nome che conta sul serio e che hanno fatto la storia dell’arte. Alla fine, credo vi sarebbe un ritorno per l’intera città anche dal punto di vista economico.

Il suo libro/film/disco preferito?

Fra i libri, non posso non citare “A ovest di Roma” di John Fante, soprattutto per il racconto “Il mio cane stupido”. Tra i film, devo per forza menzionare “Shining” di Kubrick, anche se il romanzo di Stephen King “funziona” meglio. Fra i dischi, infine, “News of the world” dei Queen. I motivi sono due: si tratta del primo album acquistato con i miei risparmi e poi, soprattutto, contiene la straordinaria “My melancholy blues”.

Cosa la rende felice?

Due cose, di solito: stare bene con le persone che mi stanno intorno e mettere in fila parole che servono a qualcosa. Che fanno nascere un racconto, una storia, una canzone, il paragrafo di un romanzo, la battuta di un copione, una lettera a chi voglio bene…

L’ultimo pensiero del giorno.

È una domanda, generalmente: che cosa devo fare domani?

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