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Nero Italiano, 28/05/2012

28/05/2012

Scherzi, un cortometraggio parecchio noir

Incontriamo nuovamente lo scrittore noir varesino Paolo Franchini, per farci raccontare il suo nuovo progetto: Scherzi, un cortometraggio noir.

GUARDA IL TRAILER DEL CORTO “SCHERZI”

Noir Italiano: Ciao Paolo, e bentornato su NI. Fa sempre piacere quando un autore torna a trovarci.

Paolo Franchini: Anche a un autore, credimi, fa sempre piacere ritornare… sul luogo del delitto!

NI: Posso offrirti un Carnera?

PF: Lo accetto molto volentieri, grazie. Con tre cubetti di ghiaccio e una fettina di arancia, mi raccomando.

NI: Com’è nata l’idea di un cortometraggio noir?

PF: A dire il vero, è la seconda volta che mi trovo trascinato in una storiaccia destinata al grande schermo. E anche stavolta, come hai già capito, si tratta di una cosa che mi rende molto, molto contento. Il 2010 fu l’anno de “L’uomo col toscano” (diretto da Matteo Comolli per ConForma Prod., n.d.r.), il 2012 sarà quello di “Scherzi”.

L’idea è nata per caso, posso dire, mentre parlavo di cinema e di atmosfere a tinte noir con chi ha poi deciso di dirigere questo film, ovvero con l’eclettico Alessandro Damiani. È un tipo in gamba, cresciuto anche grazie agli insegnamenti di quel Marco Müller che ha anche vestito i panni di direttore artistico della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Alcuni mesi prima di questa conversazione con più ombre che luci, avevo collaborato con Alessandro per “Gli anziani oggi”, un cortometraggio che stigmatizza gli stupidi quanto reciproci pregiudizi che contrappongono, molto spesso, i giovani e i… diversamente giovani, per usare una di quelle espressioni che a me non piacciono, ma che sembrano dare molta soddisfazione a chi ha paura delle parole. Alessandro ha diretto questo corto a sfondo sociale del quale ho avuto modo di scrivere il soggetto e la sceneggiatura e la stessa cosa, dopo qualche mese, è capitata con il cattivissimo “Scherzi”. Ci siamo contagiati a vicenda, insomma.

NI: Che differenze hai trovato tra lo scrivere un romanzo e una sceneggiatura?

PF: Per come la vedo, cambia l’approccio con la pagina. In tutti i sensi. Più volte la mia scrittura è stata definita “cinematografica”, ma fare i conti con una storia che si sa già destinata al cinema, è tutta un’altra faccenda.

Per quello che mi riguarda, è una questione di spazi e di tempi, soprattutto, che sento di dover rendere immediatamente “fisici” e più che reali. L’occhio di chi guarda è diverso da quello di chi legge, d’altronde. E da quello di chi scrive, soprattutto. Potrebbe sembrare una sottigliezza, ma personalmente non la reputo affatto tale.

Un’altra grande differenza, poi, è data dai compromessi con cui bisogna confrontarsi senza via di scampo. Per motivi tecnici, molto spesso. In un romanzo, ad esempio, si possono usare effetti speciali che neppure a Hollywood si sono mai sognati, ma tutto cambia quando hai a che fare con un film che non dispone di un budget a sei zeri. In ogni caso, alla fine, chi ama scrivere si scopre un po’ più forte, nonostante la frustrazione che nasce sempre dai compromessi. Provare per credere.

NI: E’ stato difficile trovare gli attori?

PF: In parte, questa volta, parecchio. La storia, d’altronde, fa muovere anche due bambini. Due fratelli davvero terribili, per capirci. Prima di scegliere Alice e Samuele, insieme ad Alessandro Damiani e al produttore esecutivo (Cesare Gandini, n.d.r.), abbiamo messo in fila un bel po’ di provini, ma tutti i candidati erano troppo piccoli o troppo grandi rispetto a quello che avevo scritto. Niente compromessi, in questo caso, perché la storia sarebbe cambiata del tutto. Alla fine, per un colpo di fortuna, ci siamo imbattuti in due fratellini dell’età giusta. Non potevamo chiedere di più. Oltre a essere svegli e brillanti, per loro era già naturale tormentarsi a vicenda. Sono sincero: qualche passaggio della sceneggiatura, alla fine, è come se fosse stato scritto proprio da loro.

NI: Cosa vorresti trasmettere con “Scherzi”?

PF: Nulla di tranquillizzante, perché tutti si mettano il cuore in pace. Gli “ingredienti” non mi hanno lasciato alternative, la colpa è solo loro: una grande villa, una legnaia polverosa, due fratellini che si sopportano a fatica, due genitori che stanno insieme solo perché devono, un suocero che non ha mai sorriso una volta in vita sua… Anche tu avresti scritto una storia del genere, ne sono sicuro.

NI: Quanto tempo occupa la creazione, stesura e il rodaggio di un cortometraggio?

PF: La pura ideazione del soggetto, non mi ha portato via più di tanto. È una storia che mi ronzava in testa già da un po’. Anche scrivere la sceneggiatura in revisione zero è stato abbastanza semplice, mentre cucirla addosso agli attori e ai luoghi scelti è stato un po’ più complicato. E divertente, per certi versi. Alla fine, per parlare di numeri, siamo arrivati alla revisione 11.

I tempi veramente lunghi, per chi è abituato – in genere – solo a scrivere per la carta stampata, arrivano con le riprese, il montaggio e l’ottimizzazione. In un libro di tecnica del cinema, qualche tempo fa, ho letto che ogni minuto che si vede sullo schermo equivale a sette ore di lavorazione. Non ho il conforto di un cronometro, ma posso confermare che il rapporto – a spanne – è proprio questo. “Scherzi” avrà una durata di circa 30 minuti e, quindi, per la regola di cui sopra, arriviamo a 210 ore. Oppure a 26 giorni e rotti di lavorazione, se preferite. Giorni di pioggia esclusi.

NI: Come pensi di promuovere il corto?

PF: Parlo come spettatore, in questo caso: mi piacerebbe circolassero alcuni trailer (il primissimo è già disponibile sul sito ufficiale www.scherzi.tk ed è stato trasmesso anche da “Italia 2 Mediaset”) e tanti filmati di backstage. A me piaccione sempre molto, spesso più dei film stessi. Non dico che vorrei vedere trasmessi i backstage che svelano qualcosa della storia, ovviamente, ma quelli più interessanti o divertenti. La storia è abbastanza cupa, come detto, ma sui set ci siamo fatti un sacco di risate. I bambini, tra l’altro, sono quelli che si sono divertiti di più. Soprattutto quando sapevano che sarebbe successo qualcosa di cattivo. Della promozione vera e propria del lavoro, comunque, si occupa la produzione esecutiva che, di certo, saprà fare le scelte più azzeccate.

NI: Che consiglio daresti a un appassionato che vorrebbe imitare la tua iniziativa?

PF: Di provarci. Sempre e comunque. Come ho detto, si tratta di un ottimo esercizio di scrittura. E consiglierei anche di non arrendersi se non si trova subito qualcuno interessato al lavoro o al progetto. “L’uomo col toscano” (impreziosito da un eccezionale cameo dell’ex solista del mitra Luciano Lutring, n.d.r.) di cui ho parlato all’inizio, per dire le cose come stanno, è un cortometraggio che arriva da un mio scritto che risale al 2005. Sono serviti cinque anni buoni, insomma, per passare dalla carta al cinema.

NI: Ti ringrazio. Raccontaci un aneddoto noir riguardo a “Scherzi”…

PF: Gli aneddoti si sprecano, credimi. Uno dei più noir, ma anche dei più divertenti, ha avuto come location il piccolo cimitero, appena fuori Varese, dove sono state girate le scene finali del film. Durante una pausa, una signora in là con gli anni è venuta a curiosare intorno alla tomba di scena che avevamo realizzato in mezzo al camposanto. Davvero una bella tomba – per quanto può essere bella una tomba, ovviamente – con tanto di fiori, lumino acceso, lapide in marmo e foto ovale del defunto. Peccato solo che la donnetta non avesse capito che si trattava di una sepoltura fittizia. E peccato, soprattutto, che l’attore sulla fotografia fosse lì in piedi, di fianco a lei, pallido e serio, in attesa che il ciak ricominciasse a picchiare… Le è servito ben più di un bicchier d’acqua per riprendersi dallo spavento, mi puoi credere.

http://noiritaliano.wordpress.com/2012/05/28/scherzi-un-cortometraggio-parecchio-noir/

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